Galovic all’atp tour.com, così e’ nato il torneo di verona ed ecco cosa ci aspetta in futuro

Galovic all’atp tour.com, così e’ nato il torneo di verona ed ecco cosa ci aspetta in futuro

Josh Meiseles, di ATPTour.com, ha intervistato a tutto campo Viktor Galovic nel corso degli Internazionali di Verona: dall’addio al tennis giocato alla nuova esperienza di organizzatore di tornei e, soprattutto, Josh ha esaminato nel dettaglio come è stato pensato e realizzato questo appuntamento. Abbiamo deciso di proporvi questa intervista.

«L’ex professionista Viktor Galovic sta acquisendo un nuovo ruolo nell’ATP Challenger Tour come direttore del torneo nella sua città, Verona. Sabato (21 agosto. Ndr), Holger Rune è diventato l’ultimo giocatore rimasto in sella a Verona, Italia. Il teenager danese ha continuato la sua spietata serie nell’ATP Challenger Tour, conquistando il secondo titolo di fila in maniera dominante. Rune non ha perso un colpo per tutta la settimana agli Internazionali di Tennis Verona, culminato in una vittoria 6-4 6-2 su Nino Serdarusic nella finale.

È stata un’appropriata conclusione ad un impressionante debutto a Verona dell’ATP Challenger, inaugurando una nuova era del circuito. Con l’ex pro Viktor Galovic al timone, è stato un successo dall’inizio alla fine. Con chef locali e concerti live durante la settimana, così come gli show di luce che segnavano le sessioni notturne, i tifosi hanno ricevuto un intrattenimento di primo livello e i giocatori sono stati trattati come rock stars. Dopo aver viaggiato col tour per quasi un decennio era proprio così che Galovic si immaginava il torneo ideale.

È diventata una novità della vita dell’ATP Challenger Tour. Molti ex giocatori cambiano ruolo, entrando a far parte dell’organizzazione come direttori dei tornei. Da Top 10 come Arnaud Clement (Aix-en-Provence) e Andres Gomez (Guayaquil), o anche Luis Horna (Lima), Rik De Voest (Vancouver) and Nicolas Escude (Brest), campioni passati stanno “ritornando” il favore: ognuno di questi giocatori ha cominciato la sua carriera nel circuito del Challenger. Adesso stanno tornando alle loro origini.

Questa settimana, Galovic, è l’ultimo ad entrare nella mischia. Il croato, cresciuto in Italia, si è imbarcato nella nuova carriera come direttore del torneo nella sua città, Verona. Questo torneo segna il ritorno dell’ATP Challenger Tour nella città italiana per la prima volta dal 1990.

Galovic, caposaldo nella Top 200 del FedEx ATP Rankings per molti anni, ha alzato il suo unico trofeo Challenger nella vicina Recanati, Italia, nel 2017. Ha fatto altre cinque apparizioni nell’ATP Tour, raggiungendo i quarti di finali sulla terra rossa degli Swiss Open Gstaad nel 2018, dove ha battuto il 38 del mondo, Robin Haase.

Dopo 10 anni di carriera, Galovic ha annunciato il ritiro dal tennis professionistico a luglio. Costanti infortuni alla schiena ed all’anca lo hanno costretto ad appendere la racchetta, ma il trentenne non abbandona la scena del tennis. Ha recentemente avviato  “VK Events” con il piano di organizzare molti tornei ATP Challenger in Italia nei prossimi anni.

Tutto comincia con gli Internazionali di Tennis Verona di questa settimana. Tenuti all’Associazione Tennis Verona, i campi del torneo sono stati costruiti nel 1929 e hanno ospitato tornei Challenger nel 1988 e 1990. Ora, lo storico club accoglie giocatori e tifosi di una nuova era del tennis nel nord Italia.

Galovic ha parlato con ATPTour.com durante la sua prima settimana nel suo nuovo ruolo… Prima di tutto, Viktor, congratulazioni per questo nuovo sforzo. Come si è arrivati a questo?

Ho giocato bene negli ultimi anni e mi sono goduto il mio tempo nel tour, ma sono rimasto bloccato da un infortunio alla schiena e avevo quattro ernie. Ho dovuto fare un intervento chirurgico anche all’anca. Ora ho quasi 31 anni e non voglio dover andare attraverso un altro intervento chirurgico, quindi è tutto. Ho giocato il mio ultimo torneo a Todi (a luglio). Ma ora rimango nel tennis, in modo diverso. Penso che mi piacerà questo più che allenarmi e sudare tutto il giorno.

Il torneo in realtà è iniziato come uno scherzo. Io e un mio amico stavamo dicendo che è pazzesco che un club come questo a Verona non abbia un Challenger. Per divertimento abbiamo detto: “Contattiamo l’ATP e facciamolo”. Ecco come è partito. In realtà ho avuto questa idea all’inizio dell’anno. Abbiamo iniziato alla fine di aprile e non abbiamo avuto molto tempo per organizzare tutto. Ma siamo riusciti ad organizzare uno dei migliori Challenger d’Europa, penso.

Ora che la prima edizione è conclusa, quali sono le tue impressioni? Come è andata?

Sono il direttore del torneo e sono anche l’organizzatore del torneo. Con i miei colleghi, abbiamo organizzato tutto dall’inizio. Quattro di noi hanno creato questo dal nulla. Abbiamo fatto un ottimo lavoro in soli pochi mesi.

I campi sono completamente nuovi e abbiamo un bell’hotel e ottimo cibo. Avere un team che sa cosa serve ai giocatori è importante. Abbiamo portato Elena Marchesini [co-founder di MEF Tennis Events] per fare il desk per i giocatori. Inoltre, nei primi giorni abbiamo dovuto addestrare i ragazzi che pulivano i campi, i raccattapalle e alcuni dello staff, ma appena hanno saputo cosa dovevano fare, è andato tutto liscio.

Essere un ex giocatore ti ha dato una prospettiva unica. Come ti ha aiutato per questo ruolo?

Essere stato un giocatore aiuta molto. Conosco tutto ciò di cui un giocatore ha bisogno. A volte ero io a lamentarmi ad alcuni Challengers. Abbiamo fatto tutto per questi giocatori. Per esempio, avremmo potuto usare un hotel meno costoso ma abbiamo voluto il Crowne Plaza e rendere tutto più confortevole. Con lo staff del ristorante tutto il cibo era buono. Se non lo era, avrei ingaggiato qualcuno di nuovo. Abbiamo dato quasi tutto per questi giocatori.

Per i tifosi, abbiamo installato luci sul campo centrale, così che la gente le vedesse dalla strada ed entrasse. Non ci aspettavamo di avere così tante persone sul posto. Giovedì eravamo già completamente pieni. La gente doveva essere vaccinata o risultare negativa al test. Avevamo 200 persone sedute e altre 200 in piedi. È vacanza adesso a Verona quindi tutti sono liberi per vedere il tennis. Sono passati 31 anni dall’ultimo challenger e volevamo che fosse gratuito l’ingresso.

Hai citato l’importanza del fare tutto perfetto per i giocatori, ma come hai migliorato l’esperienza per i tifosi?

L’obbiettivo principale era di ricreare l’atmosfera del torneo ATP 250 a Umago. Abbiamo deciso che sarebbe stato un evento, con ottimo cibo, musica e tennis. È un torneo di tennis, ma anche un grande evento. Il campo centrale ha luci sincronizzate e dopo le partite ci sono feste nel club. Prima delle partite c’era l’ora ”aperitivo” ( un drink leggero prima della cena). Se vieni con tua moglie e non le interessa il tennis, può comunque godersi la musica e i concerti dopo che la partita è finita. È simile ad Umago e a Braunschweig nel tour Challenger. Qui abbiamo sempre qualcosa di nuovo ogni sera.

Qual è stata la sfida più grande per rendere questo possibile?

Semplicemente lavorare con così tante persone e così tanti gruppi per far funzionare il torneo. Organizzare tutto e contattare tutti. Il coordinamento. È come un puzzle. Questa è la cosa più  complicata. Sono sicuro che è così con molti tornei. Questa è la sfida più grande nell’organizzare un torneo.

Hai appena inaugurato una nuova compagnia di management per eventi, VK Events. È solo per tornei di tennis o hai piani di espanderti in altre aree?

Per adesso è solo tennis e l’anno prossimo abbiamo in programma tre Challengers. L’obbiettivo principale per noi è creare un evento. Un’esperienza di intrattenimento. Non solo un torneo e basta. L’anno prossimo, cercheremo di andare al Lido di Venezia. Sarà a Venezia, quindi servirà arrivare in traghetto. E l’altro che stiamo cercando di fare è a Merano. Vogliamo anche fare qualcosa che nessuno ha fatto a Verona, e cioè portare qui un ATP 250. Non sappiamo ancora come o quando, ma l’obiettivo principale è avere un campo centrale nell’Arena. Questo è l’obiettivo.

Ora che la tua carriera si è conclusa, quanto è gratificante essere in grado di ripagare il Challenger Tour e aiutarlo a crescere come un direttore?

È molto gratificante. È stato il periodo migliore della mia vita. Ho fatto molta fatica all’inizio della mia carriera, ma fare i Challenger Tour e avere queste esperienze con un coach e un fisioterapista è stato fantastico. Era già gratificante in passato e ora poter organizzare uno di questi tornei, è ancora di più speciale.

Infine, quali sono i tuoi ricordi più belli di gareggiare nel tour? Cosa ricorderai di più dei tuoi giorni di gioco?

Non ho così tanti ricordi che saltano fuori dalle partite vincenti. Ma la cosa principale che mi è piaciuta molto del tennis è che mi ha insegnato ad affrontare la pressione e a coinvolgere le persone per organizzare qualcosa. Mi ha insegnato molto in questo modo, perché il tennis è stressante. Viaggiare in aereo due volte a settimana è già pesante e poi hai la tensione in campo. Il tennis consiste nel risolvere i problemi. Questo mi ha aiutato molto a trovare soluzioni in ogni  momento nell’organizzazione di un Challenger». (traduzione Rocco Fattori Giuliano)